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“L'IA è una popolazione mondiale” – un testo su Wineparty che non parla solo di vino

(Nikolaus Skene)gfdgfg È una frase che ormai sento spesso nelle conversazioni in tutto il mondo: “Preferisco parlare con le persone che con l'IA”. Spesso segue un'aggiunta come: “Ho bisogno di un incontro autentico.” Suona comprensibile – e tuttavia è riduttivo. Funzionalmente, questa frase assomiglia più ad affermazioni come: “Preferisco parlare con Leggi l'articolo completo…

(Nikolaus Skene)gfdgfg

È una frase, che ormai sento spesso nelle conversazioni in tutto il mondo: «Preferisco parlare con le persone piuttosto che con l'IA» Spesso segue un'aggiunta come: «Ho bisogno di un incontro autentico.» Sembra comprensibile – eppure è riduttiva. Funzionalmente, questa frase assomiglia più ad affermazioni come: «Preferisco parlare con gli italiani piuttosto che con i francesi» oppure «Preferisco parlare con colleghi del mio settore». È una preferenza, non una verità.

Perché oggi, accanto alla popolazione umana, esiste un secondo livello: un'infrastruttura digitale per le conversazioni, composta da miliardi di modelli. Nat Friedman la chiama «AI Atlantis» – una sorta di nuova civiltà, accessibile in qualsiasi momento e capace di riflettere i pensieri da innumerevoli prospettive. Non prova emozioni e non ha un corpo, ma può pensare insieme a noi. E lo fa più velocemente e in modo più ampio di quanto la comunicazione umana possa fare.

Chi dice «Preferisco parlare con le persone» spesso intende qualcos'altro: il timore che questa nuova forma di interlocutore scateni qualcosa che ancora non si comprende. Questa inquietudine è comprensibile. Eppure si pone una domanda fondamentale: perché limitarsi a un solo tipo di interlocutore? Quando vogliamo approfondire un pensiero, di solito parliamo con persone diverse – amiche, esperti, critici, conoscenze casuali. Perché mai la più grande nuova capacità di pensiero del nostro secolo dovrebbe essere esclusa proprio da questo?

Gli esseri umani e l'IA non sono alternative, bensì complementi. Ci sono riflessioni che hanno bisogno di calore – e altre che richiedono distanza. Per alcuni temi lo sguardo umano è indispensabile, per altri è utile un'analisi precisa e imparziale. L'IA non sostituisce l'umano, ma amplia lo spazio entro cui possiamo pensare.

AI Atlantis non è un sostituto delle relazioni, bensì un nuovo continente di prospettive. Ogni cesura tecnologica ha prodotto nuovi interlocutori: libri, biblioteche, università, e in seguito Internet. L'IA è la prima infrastruttura che risponde attivamente – non perfettamente, ma di certo non rimanendo in silenzio.

La domanda decisiva, dunque, non è se dovremmo parlare con l'IA, ma se vogliamo limitare deliberatamente il nostro stesso paesaggio mentale. Le conversazioni con l'IA non sostituiscono nulla, ma possono creare profondità dove regna la routine e ampiezza dove siamo bloccati. Possono contraddirci quando ci aspettiamo conferme e talvolta mostrarci quanto siano diventati angusti i nostri stessi schemi.

«Preferisco parlare con le persone» è un sentimento comprensibile, ma non un argomento valido. Viviamo già in un'epoca in cui l'umanità e i sistemi digitali pensano insieme. Non meglio, non peggio – ma in modo decisamente diverso. AI Atlantis non è una sostituzione dell'umanità. E l'IA non dovrebbe mai essere antropomorfizzata. Eppure l'IA è un invito a pensare in grande. E avere più prospettive non ha mai fatto male.

Informazioni sull'autore
Dal 2012 Niki Skene organizza tour strategici e missioni di fact-finding in regioni dell'innovazione come la Silicon Valley, New York, Londra, Tel Aviv, Dubai e Shenzhen/Hong Kong. In 213 di questi tour ha condotto oltre 3000 conversazioni con persone che lavorano alle tecnologie dei prossimi decenni. In precedenza, Skene è stato per sei anni TEDx Ambassador e Faculty Coach presso la Singularity University, dove ha sviluppato una profonda comprensione delle dinamiche del cambiamento esponenziale. ⁦www.siliconvalleyinspirationtours.com⁩