(Redazione / Claude Auguste / Manfred Klimek / Foto: Lenzmark, Runwaylm)
Questo progetto avrebbe potuto anche andare storto. Non sarebbe stato il primo progetto dalle grandi ambizioni a fallire nel mondo del vino – per un motivo o per l’altro. Due viticoltori, quasi tre decenni di differenza d’età, due biografie molto diverse, e in più un’ambizione che non vuole nulla di meno che portare un’intera varietà fuori dalla sua zona di comfort regionale. E poi anche il Grüner Veltliner – una varietà rispettata a livello internazionale, ma raramente davvero desiderata, al di fuori di Austria e Germania. Troppa origine, troppo poco mito per il marketing internazionale, troppo poca superficie, troppo poca storia al di là delle Alpi. È proprio qui, però, che si inserisce New Chapter E proprio per questo questo progetto è più di un altro «Veltliner premium».
Markus Huber e Lenz Maria Moser rappresentano due poli della viticoltura austriaca: da una parte l’accurato interprete dei cru del Traisental, un viticoltore che ha fatto di precisione, sottrazione ed eleganza fredda la propria cifra stilistica; dall’altra l’imprenditore globale del vino, plasmato da generazioni di tradizione familiare, ma da tempo con un orizzonte che si estende ben oltre l’Europa. Ciò che li accomuna non è lo stile, bensì l’ambizione. E la volontà di liberare il Grüner Veltliner dall’autocompiacimento nazionale.
New Chapter è un’affermazione: questo vino non vuole essere «tipico», ma competitivo. Di lettura internazionale. Non un esotico, ma un bianco serio, all’altezza dei grandi riferimenti. Il fatto che James Suckling gli assegni 95 punti è meno una storia di marketing che un sintomo. Qui la giuria non legge un bonus legato all’origine, bensì una coerenza artigianale: frutto senza rumore, legno senza dominanza, struttura senza durezza. Il vino è costruito, forse anche progettato. Ma è adatto a un pubblico ampio, un Veltliner che confeziona il gusto mondiale del vino proprio come fa, per esempio, il Tignanello di Antinori.
La cosa decisiva sta più in profondità. Il Grüner Veltliner non è una varietà con una superficie vitata rigogliosa. Non è uno Chardonnay, non è un Sauvignon Blanc, non è un Pinot Grigio. È limitato – geograficamente, climaticamente, culturalmente. Chi lo pensa in chiave internazionale deve procedere diversamente. Non attraverso la pura quantità, ma attraverso la precisione. Non attraverso il folklore regionale, ma attraverso la definizione dello stile. È proprio qui che entra in gioco l’idea alla base di Lenzmark: un vino assemblato secondo il principio dei grandi blend, ricomposto ex novo ogni anno, esclusivamente a partire dalle migliori parcelle, con l’ambizione di definire uno stile chiaramente riconoscibile – indipendente dalle variazioni dell’annata.
Il fatto che questo stile abbia trovato proprio a Dubai il suo mercato più forte non è un caso, bensì un’ironia del presente. In un Paese a maggioranza musulmana, dove l’alcol è rigidamente regolamentato, New Chapter compare sulle carte dei migliori ristoranti. Lì, dove i vini non vengono ordinati per tradizione, ma per curiosità. Lì, dove l’origine conta meno della consistenza, dell’equilibrio e dell’attitudine gastronomica. Il Grüner Veltliner come compagno globale della tavola: forse è questa in assoluto la lettura più intelligente di questa varietà.
Una parte tutt’altro che trascurabile di questa storia è il lavoro di Lenz Maria Moser in Cina. Il suo impegno presso il gruppo Changyu, dove ha creato una propria tenuta vinicola a suo nome, lo ha messo a confronto con un mercato che legge il vino in modo completamente diverso dall’Europa: meno storico, meno sentimentale, ma molto più analitico. Che cosa funziona nel bicchiere? Che cosa resta nella memoria? Che cosa si abbina alla cucina? Queste domande confluiscono in New Chapter esso – non come compromesso, ma come affinamento. Il vino pensa in termini internazionali senza rinnegare la propria origine.
E Markus Huber? Fornisce le fondamenta. Calcare, freschezza, linearità. Il Traisental ridicolmente piccolo contro gli enormi vigneti di regioni come Borgogna, Toscana o Bordolese. I cru di Huber conferiscono al vino quella quiete minerale che lo protegge dall’omologazione. L’affinamento – in parte in acciaio, in parte in legno grande – non è un espediente stilistico, ma uno strumento. Il legno come spezia, mai come dichiarazione.
New Chapter è un progetto presentato con grande sicurezza, in grado di collocare circa 50.000 bottiglie all’anno su un mercato internazionale e di aumentare ancora leggermente questo numero. Non ha bisogno dell’etichetta austriaca per funzionare – e alcuni in Austria glielo rimproverano anche un po’; a volte si parla di un atteggiamento arrogante; stronzate. Perché è proprio qui che risiede la sua forza. Forse questo è il vero momento d’innovazione del progetto: pensare il Grüner Veltliner non come una questione d’identità nazionale, ma come una possibilità internazionale.
Due viticoltori, un ponte tra generazioni, un vino che funziona là dove meno ci si sarebbe aspettati di trovarlo. Se questo non è un nuovo capitolo, allora non sappiamo come dovrebbe essere.