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Viticoltori dell'anno (2): il villaggio alla riscossa! Herbert e Johannes Zillinger

(Manfred Klimek / Foto: fotomontaggio secondo un metodo antiquato) Il premio è arrivato dall'America, ma ha raggiunto un villaggio nel Weinviertel. Johannes Zillinger è stato eletto da Wine Enthusiast miglior Riesling del mondo per il suo Numen Riesling 2021: 96 punti, al vertice di una categoria normalmente dominata da Mosella, Wachau o Rheingau. Leggi l'articolo completo…

(Manfred Klimek / Foto: montaggio secondo un metodo antiquato)

Il premio è arrivato dall’America, ma ha raggiunto un villaggio del Weinviertel. Johannes Zillinger è stato scelto da Wine Enthusiast per il suo Numen Riesling 2021 come miglior Riesling del mondo – 96 punti, al primo posto in una categoria normalmente dominata dalla Mosella, dalla Wachau o dal Rheingau. Velm-Götzendorf, invece, non compare su nessuna carta internazionale del terroir. Nessun vigneto mitico, nessuna spettacolare differenza di altitudine, nessun racconto secolare di Grand Cru. Ed è proprio qui che comincia la vera storia.

Perché questo premio non è un trionfo del suolo, bensì della competenza. Non dimostra l’esistenza di un grande terroir, ma ne dimostra il contrario: che grandi vini possono nascere anche là dove il paesaggio tace eloquentemente – quando le persone sanno ascoltare con attenzione.

Johannes Zillinger lavora su löss, argilla e calcare, in quella miscela poco spettacolare che caratterizza il sud-est del Weinviertel: terreni a lungo considerati corretti, ma non ispirati. Qui non è mai mancata la possibilità, bensì la volontà di puntare tutto sulla precisione. Johannes Zillinger ha fatto esattamente questo. Radicalmente biologico dagli anni Duemila, certificato biodinamico, senza compromessi sulle rese, paziente nell’affinamento. Due anni in botte, tempo invece della tecnica, osservazione invece dell’intervento. I suoi vini non nascono da una grande promessa, ma da una decisione quotidiana: non levigare nulla, non accelerare nulla, non spiegare ciò che il vino non può raccontare meglio da solo.

Che sia proprio un Riesling a ricevere questo riconoscimento internazionale è più che un’ironia. Il Riesling è considerato il vitigno del luogo, della freschezza, della finezza geologica. Il Numen di Zillinger non contraddice questa idea – la sposta. Il vino dimostra che struttura, lunghezza e tensione interiore non devono necessariamente derivare da posizioni spettacolari, ma dal lavoro, dalla pazienza e dalla capacità di non forzare nulla. Non è un vino di affermazioni, ma di coerenza.

A pochi chilometri di distanza, a Ebenthal, lavora Herbert Zillinger – non sono parenti, ma sono strettamente uniti sul piano intellettuale; ed è anch’egli biodinamico. Se Johannes Zillinger apre ampie parti dello spazio delle possibilità, Herbert Zillinger vi traccia le proprie linee con mente lucida. I suoi Grüner Veltliner Horizont, Hirschenrayn e Kalkvogel appartengono da anni alle interpretazioni più precise di località e singole parcelle del Paese. Non sono vini monumentali, bensì condensazioni monumentali: vini che da parcelle apparentemente poco spettacolari ricavano una nobiltà quasi classica. Horizont come equilibrio tra pressione e serenità, Hirschenrayn con la sua profondità fresca e strutturata, Kalkvogel come la declinazione più rigorosa e minerale di questo stile. Sono Veltliner che non vogliono soltanto impressionare, ma convincere pienamente – con lunghezza, tensione interiore e autorevolezza saggia.

Anche qui vale la stessa regola: nessuna grande narrazione del terroir, nessuna esaltazione paesaggistica. Piuttosto, uno sguardo rigoroso verso l’interno. Herbert Zillinger lavora con interventi minimi, rinuncia alle correzioni cosmetiche, lascia ai vini tempo e spigoli. Che persino il semplice vino aziendale possieda già profondità non è un caso, ma un sistema. I suoi grandi Veltliner sono il risultato di anni di riduzione – all’essenziale, non a ciò che è comodo.

Che due delle aziende vinicole austriache più precise provengano da una regione considerata una nota a margine della storia del vino non è più da tempo una coincidenza. È un modello. Il sud-est del Weinviertel dimostra che nel XXI secolo il terroir deve essere riletto: non come un riconoscimento geologico, ma come l’interazione tra suolo, gestione e tempo. Qui non si trae vantaggio dall’origine, la si costruisce.

Il successo internazionale di Johannes Zillinger e l’autorevolezza silenziosa, costante e altrettanto riconosciuta a livello internazionale di Herbert Zillinger rappresentano quindi più di semplici carriere individuali. Dimostrano che la definizione della qualità si è spostata. Dalla mera origine alla coerenza. Dall’aspettativa alla precisione. E forse questo è il vero punto della storia: non nobilita una regione, ma pone una domanda a tutte le altre.